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posticon Presentazione Prof. Rosario Pinto

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- 2015

In un suo interessante dipinto del 2008, dal titolo di Genova,Gabriella Soldatini consegna alla tela una immagine della città, una immagine in cui gli edifici sembra che si accavallino l’uno sull’altro, fornendo una rappresentazione addensata dell’ambiente urbano. Perché viene da chiedersi, la artista ha voluto rappresentare la sua città in questa prospettiva di apparente convulsione, come a descriverne il cuore palpitante e pieno di suggestioni umorali? A noi sembra che possa darsi una risposta a tale domanda analizzando compiutamente il lavoro, l’opera omnia dell’artista che si qualifica come un contributo di intensa discorsività lirica rivolto alla ricerca, all’interno delle forme del reale, di uno spirito lirico, di un afflato pensoso e meditato che dia la misura di una dimensione esistenziale in cui la macro scala delle cose si rapporti senza contraddizioni apparenti alla micro scala delle esperienze individuali. Altre opere dell’artista, d’altronde, ci offrono conferma di questo dato presentandoci immagini della realtà non trasfigurate nella trascrizione surreale, ma ricostruite nel loro dato oggettivo attraverso la rimodulazione dei segni distintivi così che il modello delle cose si proponga come polarità eidetica al di là della manifestazione oggettuale.  E’ una pittura in cui, occorre dirlo con avvertita  coscienza, la polarità referenziale non viene mai subordinata alla costruzione di un percorso meramente mentale, proponendosi, infatti, l’artista di far emergere dalle cose stesse, dagli ambienti, dalle manifestazioni della natura lo spirito lirico che disgiunge e connota. Nell’intento di fornire un’ulteriore convincente testimonianza di tutto ciò, vorremmo anche invocare l’esempio di opere come Arcobaleno, del 2010, che è opera in cui la delicatezza del tratto quasi fiabescamente tardogotico costruisce una rappresentazione in tralice d’una sorta di vortice di aria e di luce.  Dicendo della artista, Laura Mascardi indica che “il moto convulso non ha tempo, è un frenetico agitarsi che lega la figura allo stato, figure non umane, trasparenti, impalpabili quasi a cercare nello spirito la suprema qualità dell’essere”. E rafforzando il concetto, la studiosa aggiunge:”In queste opere c’è vita vissuta raccontata sottovoce, nascosta nel rutilante combinarsi dei valori che si dissolvono nelle gocce d’acqua senza dolore”                                   

                                                                                                             Prof. Rosario Pinto

 

                                               Fra tradizione e innovazione – Artisti Europei da non dimenticare - Vol.III - 2015